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Rovere d'Oro

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L’ambito territoriale dianese presenta una notevole omogeneità e rappresenta un interessante passaggio tra la dimensione marittima e quella dell’entroterra agricolo.
Questa realtà costituisce il principale carattere storico, economico e sociale per l’area dianese. Poche sono le informazioni in merito alla dislocazione degli abitati liguri anteriori alla conquista romana: si trattava probabilmente di insediamenti di altura fortificati o di villaggi, occupati dai Liguri Ingauni, dediti alla pastorizia, all’agricoltura di sussistenza, al commercio di scambio sfruttando la via del traffico marittimo più vicino alla costa. La conquista romana si concretizza nel II secolo avanti Cristo, determinando così un progressivo sviluppo dell’area dianese. La costa ligure diventa un importante percorso di collegamento tra la penisola italiana, la Provenza, le Gallie, la penisola iberica. Nel 13 a.C. viene sistemata la via Julia Augusta, successivamente rimodernata: l’importante arteria di collegamento determina uno sviluppo notevole di alcuni centri abitati ormai disposti vicino al mare - l’attuale Diano Marina, per esempio. Si attua quindi un fenomeno di progressivo insediamento costiero. Nell’area si definisce allora l’abitato conosciuto come Lucus Bormani. ovvero «bosco di Borman»; le attuali valli dianesi quindi dovevano essere occupate da selve improduttive: Borman è una divinità ligure pagana, che sarà poi assimilata alle divinità romane.

E’ documentabile un certo sviluppo dell’area insediata, corrispondente alla zona di levante dell’attuale Diano Marina e San Bartolomeo, con zone paleoindustriali e necropoli in località Madonna della Rovere; così come e’ possibile un fenomeno di insediamento relativamente diffuso, anche verso il promontorio di Cervo, lo dimostra il ritrovamento di una porzione di lapide presso la chiesa di San Nicola da Tolentino. La presenza di un cippo miliare di Augusto a Chiappa, nell’entroterra di San Bartolomeo, lascia intendere un possibile tragitto nell’immediato entroterra della via romana. Di fronte alla costa si svolge per secoli un grande traffico marittimo e spesso le navi onerarie furono vittime di naufragi: ne è testimonianza il relitto della nave romana di Diano Marina, della quale è stato recuperato il carico di grandi dolia (contenitori in terracotta) adoperati per il trasporto del vino. La Liguria viene coinvolta nel crollo dell’Impero Romano, anche se le sue caratteristiche fisiche impediscono a lungo alcune importanti occupazioni barbariche, benché a tutt’oggi non manchino molti toponimi (nomi di luoghi) di origine germanica. Ancora nel VII secolo è in mano bizantina, quale eredità di un Impero. A quest’epoca risale forse il titolo di San Giorgio dato alla prima chiesa dell’area cervese. La diffusione del cristianesimo è legata alla presenza di alcuni edifici sacri con titoli arcaici: Santi Nazario e Celso e San Siro presso l’attuale Diano Marina e poi San Pietro un po’ più nell’entroterra.

Risale probabilmente ancora alla divisione territoriale romana e dunque al «pagus» la definizione medievale di un ambito dianese fortemente legato al controllo feudale della famiglia dei Clavesana, eredi del sistema delle marche arduinica ed aleramica. I Clavesana hanno il centro del loro sistema di controllo del territorio nel Castello di Diano; qui nel 1123 spostano d’imperio i diritti di amministrazione dei sacramenti dalla pieve di San Pietro nella loro chiesa di San Nicola. La famiglia feudale è costretta a cedere posizioni di fronte alla volontà di autonomia delle comunità dianesi ed all’espansionismo genovese; mentre risale alla fine del XII secolo la fondazione dell’insediamento del Cervo, voluto dai Clavesana. I diritti su questo luogo saranno mantenuti da questi ultimi e dai loro eredi assieme al Comune di Albenga e poi ai Cavalieri di San Giovanni fino al 1346, quando passano a Genova. Il territorio di Diano Castello con le sue valli passa sotto il controllo genovese nel 1228, in seguito alla vendita effettuata dai Clavesana. I Dianesi partecipano attivamente alle campagne militari genovesi nel Tirreno e nel Mediterraneo. E’ nota la loro presenza, ad esempio, alla battaglia della Meloria (1284) ed alla presa di Cagliari (1290). In questo periodo si sviluppa fortemente il traffico marittimo, che permette di veicolare i prodotti agricoli locali, soprattutto vino e frutta (fichi in particolare).
Durante il tardo Medioevo si impone la coltivazione dell’olivo, che diventerà progressivamente dominante: si moltiplicano i terreni terrazzati e messi a coltura, mentre nascono nuovi insediamenti. E’ infatti dall’inizio del XVI secolo che le valli Dianesi, divise nelle due podesterie genovesi del Castello e del Cervo, sono autosufficienti per la produzione olearia. Inizia un felice periodo di commercializzazione dell’olio e dei suoi derivati (olio lampante, saponi ecc.) che dura fino al XIX secolo. I traffici marittimi aumentano, lungo le rotte tirreniche utilizzate anche dai pescatori di corallo, almeno tra il XV ed il XVIII secolo.


A metà del Cinquecento le attività e lo sviluppo edilizio si interrompono a causa del pericolo delle incursioni dei pirati barbareschi; molte risorse vengono impiegate allora nella costruzione di torri di avvistamento e di fortificazioni. In seguito, nonostante i conflitti che oppongono la Repubblica di Genova al Ducato di Savoia (che aveva sbocco al mare in Oneglia) o la guerra di successione austriaca (1743-1748), la crescita delle attività agricole e commerciali dianesi è piuttosto interessante. Pur mancando un vero e proprio porto, si apprezza anche la tradizionale cantieristica navale.

Ne consegue l’evoluzione edilizia della Marina di Diano e del Cervo, ove diverse ricche famiglie costruiscono grandi palazzi, decorati da stucchi e cicli di affreschi dipinti. La ricostruzione degli edifici sacri nelle forme moderne costituisce un significativo sintomo di positive fasi economiche, con un apice rappresentato dalla chiesa di San Giovanni di Cervo (1686-1734). Il crollo dell’Ancien Régime con l’arrivo delle truppe francesi del generale Massena si concretizza in una serie di complesse fasi politiche, con l’ingresso nell’Impero Francese napoleonico (1805), il miglioramento della gestione burocratica, il passaggio al Regno di Sardegna (1814). Molti dianesi partecipano attivamente alle vicende risorgimentali, non limitandosi all’impegno in terra italiana. Personaggio di maggiore spicco è senz’altro Andrea Rossi , compagno di avventure di Garibaldi e pilota della spedizione dei Mille. Di contro il terremoto del 1887 è un evento luttuoso: 200 morti e pesanti distruzioni a Diano Marina e danni in tutto il comprensorio. Nonostante questo si attua una pronta ripresa che tenderà a collocare l’area dianese nell’ambito del grande turismo stagionale. La costruzione di alberghi, pensioni e stabilimenti balneari costituisce una nuova risorsa territoriale all’inizio del Novecento, anche se il Dianese non riuscirà ad attirare la clientela straniera come accadeva a Bordighera e San Remo. Questa tendenza si invertirà però nel secondo dopoguerra: turismo ed agricoltura tradizionale costituiscono a tutt’oggi le più importanti risorse economiche dell’area.

Testo di Alessandro Giacobbe

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